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 Fonti di capitale proprio
      
  

Oltre ai finanziamenti a titolo di capitale di debito, che comportano una remunerazione predeterminata (interessi) e il rimborso del capitale, un’altra classica fonte di finanziamento per un’attività economica è quella a titolo di capitale proprio che può derivare da:

  • conferimenti effettuati dal proprietario o dai soci e che portano un’iniezione di nuove risorse;
  • utili conseguiti con la gestione non prelevati dal proprietario o non distribuiti ai soci; si tratta di una forma di autofinanziamento.

Il finanziamento a titolo di capitale proprio(o di rischio) presenta le seguenti caratteristiche:

  • non ha una scadenza prefissata: i capitali apportati da soci e proprietari rimangono investiti a lungo termine, fino alla cessazione dell'attività o fino alla cessione dell'azienda o delle quote possedute;
  • non comporta l'obbligo di una remunerazione predeterminata: il capitale proprio è remunerato solo se la gestione genera utili e se questi utili non vengono destinati all'autofinanziamento;
  • è soggetto al rischio d'impresa: se l’impresa dovesse andare in liquidazione in seguito a vicissitudini negative, i soci recupererebbero il capitale proprio solo subordinatamente al soddisfacimento dei creditori.

Nel caso di aziende aventi forma giuridica di società per azioni, il capitale sociale è costituito da azioni. Quest’ultime possono essere quotate e quindi negoziate sui mercati regolamentati, qualora la società rispetti le condizioni individuate dalla società gerente, ovvero, in Italia la Borsa Italiana S.p.A.
Le PMI possono essere quotate su un mercato ad esse dedicato lo “STAR” (Segmento Titoli con Alti Requisiti). L’ammissione alla quotazione è subordinata al rispetto di determinati requisiti fissati dal Regolamento della Borsa Italiana:

  • esistenza di un flottante pari ad almeno il 35% per l’accesso al segmento e al 20% per la permanenza;
  • la nomina da parte delle società candidate di un soggetto “specialista” che assicuri liquidità al titolo (impegni quantitativi giornalieri e spread);
  • l’obbligo di pubblicare i propri bilanci, le relazioni semestrali, le trimestrali e i comunicati sul proprio sito, fornendo anche una versione in inglese;
  • l’adesione ai principi di corporate governance esposti nel Codice di Autodisciplina di Borsa Italiana;
  • presenza nella società di un comitato per il controllo interno, composto da un numero adeguato di amministratori non esecutivi, con compito di analizzare problematiche e istruire pratiche rilevanti per il controllo delle attività aziendali;
  • parte significativa della remunerazione dei dirigenti deve essere variabile in funzione dei risultati.
  • nomina da parte della società di un Investor Relator interno che si occupi prevalentemente della gestione dei rapporti con investitori e intermediari.
      

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